Buttafuoco Storico Vigna Casa Barnaba
Francesco Colombi
L’Azienda della famiglia Colombi ha una storia contadina risalente alla fine dell’Ottocento, quando i bisnonni di Francesco, attuale titolare dell’Azienda Agricola Colombi Francesco, con sede a Castana, via Casa Ozzola, erano proprietari di terreni coltivati a cereali e uva.
L’ Azienda raggiunge l’apice del suo sviluppo negli anni ’60 con Giovanni e Franco, rispettivamente padre e zio di Francesco.
Giovanni, classe 1927, lavora ancora a fianco del figlio e, a confermare la vocazione strettamente famigliare dell’Azienda, c’è anche Maria Luisa, la sorella di Francesco che, seppur saltuariamente, dà il suo contributo.
Insieme a suo padre, Francesco continua la tradizione dei Colombi fondata sulla genuinità dei vini e la cura delle proprie terre, per circa 4,5 ettari vitate.
Un atteggiamento culturale che è alla base della sua scelta di iscrivere, al Club del Buttafuoco Storico, nel 1996, una delle sue particelle più prestigiose: la Vigna Casa Barnaba, le cui uve diventano Buttafuoco Storico Vigna Casa Barnaba.
Il terreno su cui insiste la vigna è di proprietà dei Colombi dall’’800 e ne è certificato l’impianto del 1965, a Castana, area Argille.
Un nuovo impianto viene fatto nel 2011, su una superficie di 2500 mq. di cui solo 1500 destinati al Buttafuoco Storico, per una produzione di poco inferiore alle mille bottiglie all’anno.
La vigna si trova a 250 metri s.l.m., esposta a Sud-Est, con uvaggio di Croatina 50%, Barbera 35%, Uva Rara 15%.
La prima bottiglia di Buttafuoco Storico Vigna Casa Barnaba è del 1996.
Francesco Colombi nasce a Stradella, il 5 agosto 1964.
Ha più di cinquanta vendemmie sulle spalle: anche durante il periodo militare riesce ad ottenere una licenza per partecipare alla raccolta delle uve delle vigne di famiglia.
Fin da bambino svolge piccole mansioni nell’Azienda che è del padre Giovanni e dello zio Franco.
In realtà sono due attività ben distinte, perché Franco ha anche un’attività commerciale con una sede distaccata, a Milano, in via Ascanio Sforza ma la struttura in cui c’è la cantina, a Casa Ozzola, è unica: “Mio padre e mio zio hanno anche una seconda cantina a Milano che, nel 1962, quando nasce mio cugino Claudio, figlio di mio zio Franco, viene chiusa e tutta l’attrezzatura trasferita nell’attuale cantina. Sono gli anni in cui altre vigne entrano a far parte della proprietà e i terreni di mio nonno Claudio, coltivati a cereali, vengono definitivamente impiantati a vigneto. Io e mio cugino Claudio da bambini facciamo dei lavoretti in cantina che proseguono anche durante il periodo scolastico. Io m’iscrivo al corso di ragioneria al Faravelli di Stradella e mio cugino a quello di enologia,
alla Scuola Enologica di Alba”.
Claudio consegue il diploma di enotecnico e poi quello di enologo. Io invece, dopo tre anni di corso, decido di smettere con lo studio, per occuparmi solo del mio lavoro in Azienda. Il mio futuro è in questa cantina con un grande passato, perché è stata di mio padre, di mio nonno e dei miei bisnonni. Fino agli anni ‘90 è un’unica Azienda con due attività separate. Mio cugino vi lavora come enologo e contemporaneamente svolge anche consulenze enologiche presso altre cantine. È un’attività sempre più impegnativa: diventa direttore della cantina
sociale di Vicobarone, responsabile della cantina sociale di Broni e consulente di molte importanti Aziende dell’Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte.
Il suo nuovo lavoro non gli consente più di continuare ad occuparsi dell’Azienda commerciale di famiglia e così, tutta l’attività, dal ‘93 in avanti, passa in capo all’Azienda Agricola Colombi Francesco.
Negli anni ‘93/’94 dalla Vigna Casa Barnaba vengono già le uve per il Buttafuoco e, proprio in quegli anni, nasce l’idea di creare un vino invecchiato.
Non c’è la tradizione dei lunghi invecchiamenti ma l’idea è buona.
Le prime riunioni tra Produttori, per trovare un’intesa condivisa, si tengono nella taverna annessa alla cantina.
Vi partecipa anche mio cugino Claudio, che sarà tra i soci fondatori del Club del Buttafuoco Storico.
Si può dire che quelle riunioni siano state la rampa di lancio del Buttafuoco Storico.
Mi ricordo le discussioni, le controversie, il fermento propositivo.
Non c’erano ancora idee chiare: addirittura qualcuno avanzava la proposta di invecchiare un vino frizzante ma c’era la consapevolezza che stava nascendo qualcosa.
L’origine del nome della Vigna Casa Barnaba è incerto.
La Vigna si divide in Barnaba di sotto e Barnaba piccolo, detto così per le ridotte dimensioni. Sulla strada verso Barnaba di sotto, ai margini della vigna, negli anni a cavallo della prima metà del Novecento, esiste un’osteria chiamata in gergo dialettale ‘Cà ‘d Barnô’, ovvero Casa di Barnaba. È inconsueto trovare una canova in mezzo ai vigneti e, infatti, più che un punto di ristoro, è una vera e propria casa di ritrovo, dove i contadini vanno a gara a portare il miccone più buono, il salame più buono e il vino più buono. Annessa c’è anche una stalla, che serve da
ricovero per i cavalli dei pellegrini in transito da queste parti, proprio al crocevia dei sentieri di metà collina, che da Santa Maria della Versa vanno a Montescano, da Loglio a Castana. Di quel luogo oggi è rimasto solo il nome: Casa Barnaba, che è lo stesso della vigna.
Il Buttafuoco Storico Vigna Casa Barnaba è in continua evoluzione, dovuta principalmente al cambiamento climatico.
Lo spartiacque è l’annata 2003, caratterizzata da un caldo torrido.
Prima di allora i vini facevano 13,5 gradi, dopo si è arrivati anche a 15,5.
Sulle mie terre non ho mai usato fertilizzanti né diserbanti.
Nel periodo di vendemmia c’è ancora inerbimento, così il terreno rimane fresco e se le piante hanno bisogno di nutrimento, le radici vanno a cercarselo in profondità, trapassando anche conglomerati di sabbia, roccia sedimentaria, ciottoli e sassi. Sono piante predestinate a fare uve per il Buttafuoco Storico, perché la vite, per fare buoni frutti, cerca proprio queste condizioni.
La qualità, prima che in cantina, si fa in collina e nelle colline più difficili e io non voglio fare quantità. Faccio solo l’uva che mi serve. Per me esiste una sola regola: ‘fà ‘l vin bón’. Me l’ha inculcata mio padre”.
Valerio Bergamini
