L’Azienda Vitivinicola Calvi è condotta da Davide e dal padre Valter. Il capostipite è stato Pietro Calvi, nato nel 1690 e, senza interruzioni, si è giunti fino a Valter e oggi a Davide, suo figlio, undicesima generazione, documentata dal Catasto Teresiano.
Una dimensione famigliare e artigianale, rimasta intatta, incontaminata che rappresenta nella maniera più autentica e tradizionale lo stile produttivo dell’Oltrepo Pavese, declinato nella creazione di vini rossi fermi o mossi, a partire dall’assemblaggio di vitigni autoctoni come Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto.
Davide, con suo padre, continua la tradizione dell’allevamento della vite, sulle colline di Castana, secondo l’antica sapienza contadina basata sul rispetto dell’ambiente e sul benessere della pianta, senza uso di concimi chimici, limitando gli antiparassitari e adottando la tecnica dell’inerbimento dei filari, favorendo la biodiversità che ha un’importanza vitale in agri-viticoltura perchè è ciò che garantisce un’evoluzione negli anni a venire.
I metodi di vinificazione delle uve, sono quelli strettamente tradizionali, senza il ricorso alle moderne tecniche enologiche.
Le vendemmie sono fatte manualmente e le uve, una volta giunte in cantina, vengono vinificate nel giro di poche ore. Una visione del fare vino sempre in tensione verso la tradizione e la ricerca, per esaltare tutte le complessità, le sfumature, le caratteristiche dei suoli e dei climi che ogni vendemmia si porta dietro, perché il vino parte dal vigneto e ciascuna varietà si esprime in modo diverso, in territori diversi.
Gli ettari di proprietà sono 10, suddivisi in undici vigne, ognuna delle quali adibita a differenti produzioni, in base alle caratteristiche pedoclimatiche: Montarzolo, Canne, Custieu, Colomba, Pregazzolo, Monteguzzo, Bugena, Frach, Falerna, San Bacchino, Praga.
La più considerevole è la Vigna Montarzolo, da cui viene il Buttafuoco Storico Vigna Montarzolo. È sita nel Comune di Castana, area Arenarie, disposta su un semianfiteatro naturale rivolto ad Ovest, ad un altitudine variabile tra i 270 e i 324 metri s.l.m..Vigna Montarzolo L’impianto, su una superficie di 6000 mq., è stato fatto nel 1991, con uvaggio di Croatina 50%, Barbera 25%, Uva Rara 12%, Ughetta di Canneto 13%. È iscritta al Club del Buttafuoco Storico dal 1996. Dello stesso anno è la prima bottiglia di Buttafuoco Storico Vigna Montarzolo. Il fondo di arenaria del Montarzolo, caratterizza in modo inconfondibile il vino che qui nasce. La magrezza e la mancanza di acqua del terreno impongono alle piante di spingere le radici a forte profondità per procurarsi i sali minerali che risalgono fino all’interno degli acini. La potenza, il grado alcolico, che supera sempre i 14% vol. e la notevole struttura polifenolica, consentono al Buttafuoco Storico Vigna Montarzolo di vivere e maturare per almeno due decenni. Da questa vigna e dalla lungimiranza di un visionario come Valter Calvi, ha avuto inizio la storia del Buttafuoco Storico. A partire dal 2008, Valter ha lasciato l’Azienda nelle mani di Davide: Visto che, dopo gli studi, ha voluto fermarsi in cantina l’ho messo subito di fronte alle sue responsabilità, proprio come mio padre aveva fatto con me. Io penso che se la possa cavare, anzi farà senz’altro meglio di me. Sa far bene le cose che vanno fatte bene. Può coniugare la sua conoscenza con l’esperienza che si è già fatto intorno a certe consuetudini, certe usanze nell’allevare le viti, ottenere il vino, curare le botti”. Davide, classe ’84, è un giovane rampante. Dopo il diploma di perito agrario all’ITAS Carlo Gallini di Voghera, si laurea in Enologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, cui segue il dottorato Magistrale in Scienze Viticole ed Enologiche all’Università degli Studi di Torino. Dal 2014 al 2021 è presidente di CIA Pavia. Contemporaneamente ricopre anche la carica di vice presidente del Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepo Pavese. Dal febbraio 2021 presiede il Club del Buttafuoco Storico. Dietro la facciata è rimasta l’anima agreste ereditata dal padre, un’anima fatta di prassi che contemplano anche uno stretto rapporto con gli animali che, fino a pochi decenni orsono, erano il sostegno delle famiglie contadine. Ha cominciato all’età di quattro anni ad allevare una chioccia coi pulcini, poi delle capre e un asino. Adesso ha un centinaio di galline e due maiali. “Mio padre mi ha sempre incoraggiato, stimolato e mi ha trasmesso la passione per questo mestiere. Ha avuto un coraggio eccezionale: avevo appena compiuto venticinque anni quando mi ha ceduto l’Azienda, lasciandomi completa autonomia. Una responsabilità molto grande che comunque ho condiviso con lui e anche con il nonno Pep, sempre presente in cantina e campagna, fino al 2000. Anche la nonna Rina è sempre stata presente in cantina e ancora oggi, alla veneranda età di 96 anni, mi aiuta ad etichettare.
I miei nonni sono stati i miei punti di riferimento: nonostante si siano fermati alla quinta elementare non hanno mai smesso di studiare per proprio conto e non li ho mai visti una sera senza un giornale o un libro in mano. La gestione dell’Azienda è fatta in tandem con mio padre, in modo solidale, ognuno con le sue idee ma senza contrapposizioni, con il dialogo. Il dialogo aiuta a crescere e noi vogliamo crescere insieme. La nostra è la tipica Azienda a carattere famigliare: ci lavoriamo noi due, con mia mamma e un unico dipendente. Anzi è qualcosa in più, perché la famiglia prevale sull’Azienda in quanto, qui alla Palazzina, ci sono le nostre tre case che guardano tutte verso la cantina: quella di mia nonna, quella dei miei genitori e la mia. La famiglia finisce per fondersi completamente con l’Azienda e non potrebbe che essere così perché il nostro è un lavoro talmente totalizzante che non ti permette di avere altri spazi: tutto dev’essere finalizzato all’impresa, compresa la vita privata. La nostra cantina è praticamente sempre aperta, anche alla domenica. Abbiamo un’antica tradizione di accoglienza del cliente che è il nostro patrimonio più importante e la vogliamo conservare. In questi giorni ho consegnato del vino ad una nostra cliente di oltre novant’anni d’età, il cui padre comprava il vino dal mio bisnonno. Possiamo contare su generazioni di clienti privati affezionati. Molti di questi, comprano vino da consumo quotidiano e in primavera vengono ad assaggiare il vino nuovo. È un’occasione per tagliare la pancetta, fare convivialità, parlare della salute, dei figli ecc.. Non si parla mai di vino: rimane sempre sullo sfondo. Questo tipo di accoglienza, fino a non molti anni fa, si faceva in casa: nella sala c’era una compagnia di clienti, nel tinello un’altra e in cucina un’altra ancora. Qualcuno addirittura arrivava a mezzanotte e mettevamo l’acqua a bollire per la pastasciutta. Adesso ci sono gli spazi di accoglienza nei locali aziendali e abbiamo riguadagnato un pò di privacy, senza cambiare il nostro sistema di ospitalità. Oggi il mondo del vino è cambiato, non si acquistano più i vini da imbottigliare a casa, non si fa più la scorta per l’intera annata, si è ridotto il consumo, c’è la voglia di scoprire nuovi territori ma coi nostri clienti rimane una grande affezione e ritornano da noi tutti gli anni. Sono più parenti certi clienti di tanti parenti che vediamo di rado. In prevalenza sono clienti privati, famiglie, compagnie di enocuriosi che vengono a comprare il vino quotidiano ma ci sono anche appassionati del vino che vengono per scoprire e approfondire la conoscenza del Buttafuoco Storico. Potremmo paragonare la nostra cantina ad un panificio artigianale con laboratorio di piccola pasticceria: facciamo il miccone, il pane della tradizione, che si mette in tavola tutti i giorni, e facciamo la chicca per viziare il palato, l’eccellenza, la grande pasticceria, il Buttafuoco, che ci rende orgogliosi del nostro lavoro e ci consente di trovare spazio sulle guide del vino, nelle carte dei vini più prestigiose, nelle grandi enoteche. Anche se facciamo altre tipologie di vini, tutti i nostri sforzi sono incentrati sul Buttafuoco e sul Buttafuoco Storico che è l’anima dell’Azienda e della famiglia. Quando il progetto del Buttafuoco Storico è arrivato in Azienda ha portato con se un profondo cambio di mentalità, di tecnica , di struttura aziendale. Noi, soci del Club, ci definiamo buttafuochisti e non abbiamo complessi d’inferiorità verso i barolisti, i brunellisti ecc., quando facciamo degustazioni tecniche di confronto, perché il Buttafuoco Storico non ha nulla da invidiare alle altre denominazioni più conosciute e blasonate, non solo italiane.
Il nostro Buttafuoco Storico Vigna Montarzolo lo otteniamo attraverso una serie di rigorosi passaggi da vigna a cantina; le viti sono concimate con le vinacce dei nostri vini; la vendemmia è dettata dal grado di maturazione fenolica della Croatina (che nell’uvaggio ha la percentuale maggiore), quando l’Ughetta di Canneto e l’Uva Rara sono pronte e la Barbera quasi in vendemmia tardiva, assecondando la vocazione del vitigno; le vinificazioni sono lasciate alla sapiente discrezione di madre natura senza interventi da parte nostra, senza inoculo di lieviti o attivanti; le macerazioni sono lunghe, affinché le bucce abbiano tutto il tempo per dare il loro prezioso contributo; alla fine il vino rimane in barrique per almeno ventiquattro mesi e altri sei in bottiglia. Il Buttafuoco è una rivisitazione, una riattualizzazione della tradizione, adattata ai canoni delle moderne tecnologie, sempre con un legame strettissimo al territorio e l’uvaggio ne è la prova: una tecnica difficile, impegnativa ma presa a piene mani dalla nostra storia millenaria. Il Buttafuoco per noi è anche il motore, il traino dell’Azienda e l’ obiettivo che sto perseguendo è quello di intensificarne la produzione, diventare buttafuochista integrale. Lo stesso spirito cercherò di portarlo all’interno del Club del Buttafuoco Storico, per tutto il periodo in cui sarò presidente. C’è sempre qualcuno che, ciclicamente, propone di allargare il Buttafuoco Storico a tutto l’Oltrepo Pavese o di renderlo sottozona dell’intero territorio. I soci del Club hanno lavorato da oltre venticinque anni e continuano a lavorare con la testa bassa, senza aiuti da nessuno e quello che è stato ottenuto lo rivendicano orgogliosamente. L’impostazione data al Club già nei primi anni da mio padre e condivisa dal gruppo dei fondatori è stata molto rigida e la non ingerenza della politica e delle istituzioni ci ha dato la soddisfazione di dimostrare il valore del nostro gruppo. Tutto quello che è stato fatto negli anni lo abbiamo fatto noi, da soli, a costo di tanti sacrifici, anche economici. Oggi più che mai l’obiettivo del Club è quello di portare il Buttafuoco Storico ad essere conosciuto e riconosciuto come simbolo di tradizione, cultura e storia dell’Oltrepo Pavese del vino. La nostra storia enologica parte da prima della dominazione romana, con i Liguri, che qui facevano vino secondo le tecniche di vinificazione apprese dai Greci. Quando Strabone è arrivato su queste terre il vino c’era già e, da cronista qual’era, lo ha raccontato. Una tradizione vitivinicola ed enologica antichissima e amplissima,mai interrotta da più di quattromila anni: noi abbiamo questa storia al contrario di tante altre zone recentemente apparse sul panorama vitivinicolo e su questa dobbiamo puntare perché il legame storiaterritorio-innovazione-tradizione è fondamentale per lo sviluppo delle nostre Aziende e dell’intero territorio. Il Club del Buttafuoco Storico ha tanti progetti in corso: alcuni si possono già vedere mentre altri sono ancora in fase embrionale. Il primo e più importante è riportare la gente sul territorio e lo stiamo già facendo con ‘Scollinando’ diffuso. Abbiamo messo in campo parecchie azioni di marketing, per promuovere l’immagine del Buttafuoco Storico, inteso come marchio collettivo e il territorio dove questo vino nasce. La nostra vera forza è ‘vendere noi stessi’, facendoci conoscere a casa nostra. L’enoturismo si sta sempre più diffondendo e noi siamo organizzati ormai da parecchi anni per l’accoglienza nella nostra ‘Casa del Buttafuoco Storico’, così da favorire sempre di più il contatto con la gente e creare nuovi appassionati e ambasciatori del Buttafuoco Storico. Abbiamo la fortuna di credere fortemente nella nostra missione e nel nostro lavoro”.