Buttafuoco Storico Vigna Garlenzo di Giorgi Pierluigi
L’Azienda Giorgi Franco, di Giorgi Pierluigi, inizia, nel 1919, la propria attività agricola, con Giorgi Luigi, nonno paterno dell’attuale titolare che aveva avuto in eredità i terreni da suo padre Pasquale. Poi passa a Franco e infine al figlio Pierluigi, che gestisce i circa 4,5 ettari di proprietà, con l’aiuto della moglie Marina e del figlio Stefano.
L’appezzamento più prestigioso è la Vigna Garlenzo o Vigna del Garlenzo, da cui vengono le uve per fare il Buttafuoco Storico Vigna del Garlenzo. È di proprietà dell’Azienda fin dal 1919, per l’esattezza dall’11 maggio 1919, come risulta da un atto notarile di compravendita tra Giorgi Luigi e Vercesi Ernesto fu Evangelista, di Montù Beccaria.
La vigna è sita nel Comune di Montescano, area Argille e si estende per circa 2 ettari ma solo 3300 mq. sono dedicati alla produzione del Buttafuoco Storico Vigna Garlenzo.
Esposta a Est/Sud-Est, ad un’altitudine di 170 metri s.l.m., ha un terreno prevalentemente argilloso, con resa molto bassa.
Il sesto d’impianto è di metri 1,60 x 2,00 e una densità di 3500 ceppi/ha (un numero in continua decrescita a causa del diradamento naturale, data l’età del vigneto).
L’impianto originario è stato fatto nel 1970 e ampliato nel 1975, con uvaggio di Croatina 50%, Barbera 30%, Uva Rara 20%.
Dal 1999, con l’aggiunta di Ughetta di Canneto, l’uvaggio è Croatina 45%, Barbera 30%, Uva Rara 15%, Ughetta di Canneto 10%.
La prima bottiglia di Buttafuoco Storico Vigna Garlenzo è del 2001 ma la versione definitiva con l’Ughetta di Canneto è del 2007.
La gestione del vigneto prevede l’inerbimento totale e una concimazione di mantenimento, con concime organico, ogni quattro o cinque anni. La potatura è eseguita nel periodo invernale.
Vengono inoltre eseguite, cimatura, diradamento e defogliazione.
Pierluigi Giorgi nasce a Pavia, il 25 luglio 1955.
Frequenta la scuola d’arte, presso l’Istituto Comprensivo di Stradella, con specializzazione in disegno tecnico.
Neodiplomato, viene assunto come tecnico pubblicitario alla Rizzoli di Milano: “La mia esperienza alla Rizzoli è durata un giorno e mezzo. Era il 1974 e, a Milano, presso l’Hotel Executive di Porta Garibaldi, c’è un convegno dal titolo ‘L’uomo, l’industria e la scuola’. Io partecipo con un mio disegno che viene notato da un dirigente della Rizzoli il quale, dopo un colloquio di mezz’ora, mi assume. Il giorno successivo mi presento nella sede della casa editrice. Qui mi mettono a disposizione un ufficio con dei tecnigrafi (non c’erano ancora i PC) talmente sofisticati che disegnavano solo a guardarli. Come primo incarico dovevo fare l’impaginazione di una pubblicità su una rivista settimanale. Avevo due giorni di tempo per ultimare il lavoro, ma riesco a finirlo la sera stessa. Lo consegno con grande soddisfazione ma, dall’altra parte, non arriva la gratificazione che mi aspettavo. Così mi dimetto e finisce la mia avventura nel mondo della grafica e più in generale dell’industria. Mi son messo a fare il vino come mio papà e mio nonno. Mi è rimasta comunque la passione per il disegno che avevo fin da bambino, tant’è che l’etichetta del Buttafuoco Storico Vigna Garlenzo, l’ho realizzata io. È un bozzetto che avevo fatto ai tempi della scuola e, sull’originale, c’è ancora il voto che mi aveva dato l’insegnante di disegno. Rappresenta un capitano di ventura e siccome sul marchio del Buttafuoco Storico c’è un veliero, che solca avventuroso i mari, mi è sembrato appropriato. È il 1975 e ho vent’anni, quando inizio la mia esperienza nel mondo del vino. In quegli anni, mio padre Franco manda avanti l’Azienda da solo e, in più, ha anche un altro lavoro come autotrasportatore. Con il mio ingresso in Azienda facciamo i primi investimenti per acquistare terreni e incrementare la vigna di proprietà, creata da mio nonno Luigi. Acquisiamo solo lo stretto necessario perché è mia intenzione curare tutti i miei vigneti personalmente. Diversamente sarebbe più o meno come comprare l’uva e, quando compri l’uva, l’unica cosa che sai per certo è che, chi te la vende, ha puntato tutto sulla quantità e non certo sulla qualità. Fin dall’inizio, il mio obiettivo è stato partire dalla vigna e arrivare alla bottiglia, tutto in prima persona. È per questo che, orgogliosamente, mi sono iscritto alla FIVI, che riconosce la genuinità dei vini certificandone il forte attaccamento al territorio. Col tempo poi ho allungato questa filiera aggiungendo il contatto diretto col cliente privato o esercente. Nei primi anni mio padre è con me in cantina e in vigna, mi segue in tutti i lavori e mi dà la sua impronta: nessun fertilizzante chimico nei terreni, solo concimazioni organiche di mantenimento molto sotto le soglie previste per legge, rese basse per raccogliere solo uve buone e limitato uso di solfiti. Da lui ho imparato a lavorare con anima e mente perché dentro ai miei vini ci sono io e sono identificato in ogni singola bottiglia che produco. Nel ’77 conosco mia moglie Marina (Ricci), di Pietra de’ Giorgi. Ci sposiamo ed entra in Azienda come coadiuvante. Nostro figlio Stefano nasce nel ’92. Nel 1980 m’iscrivo al Consorzio di Tutela vini Oltrepo Pavese e partecipo attivamente alle numerose iniziative che vengono promosse. È un Consorzio che non fa politica e dove è possibile confrontarsi con i soci e aiutarsi reciprocamente. Nel 1999 inizio una serie di interventi nella Vigna Garlenzo e aggiungo l’Ughetta di Canneto, così riesco a raggiungere gli standard di qualità necessari per un vino come il Buttafuoco Storico. Tutti i lavori sono fatti a mano; non c’era ancora il pianta pali da applicare al trattore o la trapiantatrice di vitine. È una vigna che ha cinquant’anni, con delle fallanze ma non la cambierei con nessun’altra. È un surrogato della mia anima. Mi fa quindici quintali di vino all’anno. Le vigne vecchie fanno produzioni scarse ma, come diceva Beppe Rinaldi, ‘dove c’è scarsità c’è qualità’. La raccolta delle uve viene effettuata a mano, per preservare il più possibile l’integrità e le caratteristiche organolettiche degli acini. La raccolta di queste uve è come un rituale: i grappoli non vengono gettati nelle ceste ma accompagnati e facciamo a gara, tra di noi raccoglitori, per cercare di disporli con cura, perfettamente integri, come se dovessero andare ad un’esposizione. Alla fine però non è solo un’operazione estetica, perché così si salvaguardano i polifenoli, che consentono al vino di invecchiare bene. Lo storico Ercole Bongiorni, di Primus Collis, ha studiato l’etimologia del nome Garlenzo: la desinenza in ‘enzo’, come anche per Golferenzo, Bordonenzo, ecc., lo farebbe provenire da popolazioni nordiche insediatesi nella Pianura Padana, più di 2000 anni fa. Nel 2001, con questa vigna, entro ufficialmente nel Club del Buttafuoco Storico. È una decisione che prendo insieme a mia moglie e mio figlio Stefano, che è il futuro dell’Azienda. Tutte le analisi per il Buttafuoco Storico Vigna Garlenzo sono fatte dall’enologo Fausto Manara, di Bio Enos di Sarmato, fino all’annata 2018. Da lì in poi le fa Stefano.
Stefano si diploma al Gallini, poi s’iscrive all’Università di Pavia, corso di chimica. Ma siccome è uno che è nato masticando pane e uva, alla fine sceglie di fare il triennio di Viticoltura ed Enologia a Piacenza e due anni di specialistica all’Università di Milano e Torino. Si laurea, nel 2018, ad Alba, con 110. Relatore della sua tesi sui ‘Vitigni resistenti’ è il professor Osvaldo Failla. Ad agosto 2019 ottiene un contratto stagionale alla Cantina di Casteggio e, l’anno dopo, viene assunto a tempo indeterminato. Mia moglie è contenta perchè dice che non vuole vedere suo figlo fare una vita da bestia come quella che faccio io. Ma Stefano, prima o poi, prenderà in mano l’Azienda: è questo il suo lavoro. Deciderà lui il momento giusto. Quella che sta facendo adesso, è tutta esperienza che metterà a frutto in un’Azienda con le radici nella tradizione ma aperta al rinnovamento. Un’Azienda che ha compiuto i suoi primi cento anni nel 2019; un traguardo che è uno stimolo per continuare la via tracciata dal suo bisnonno Luigi e suo nonno Franco. Da quando sono entrato nel Club del Buttafuoco Storico, ho partecipato attivamente a tutte le iniziative come Scodellando, Scollinando, ecc. L’idea del Club di portare nelle nostre Vigne e Cantine i degustatori, non i bevitori, è stata vincente. È importante il contatto diretto con chi assaggia un vino ed esprime le proprie sensazioni. Io amo tutti i miei vini, dal primo all’ultimo allo stesso modo e gioisco a sentir dire dalla gente quello che preferiscono. Insieme a Stefano, cerco di dare continuità ad un progetto che si rinnova da quattro generazioni. Il suo bagaglio culturale aggiungerà valore ad un’Azienda che, grazie al Buttafuoco Storico Vigna Garlenzo, comincia ad essere riconosciuta anche nei grandi templi enoici non solo italiani. Mia moglie dice che Stefano è più bravo di me a fare il vino: vedremo!
Di una cosa sono certo: non accetta l’idea della chimica applicata al vino. E questa è una buona partenza”.
Valerio Bergamini