Buttafuoco Storico Vigna Solenga e Vigna Sacca del Prete di Fiamberti

Giulio e Ambrogio Fiamberti

L’Azienda Agricola Fiamberti di Canneto Pavese è una delle Aziende più antiche dell’Oltrepo Pavese e dell’intera Lombardia. Fondata nel 1814, nel 2014 ha compiuto i suoi primi 200 anni.
La storia della famiglia s’identifica con quella di Canneto Pavese e della produzione del vino in Oltrepo Pavese.Una tradizione famigliare ininterrotta, cui oggi si affianca una struttura operativa razionale e moderna che ne fa un’Azienda esemplare.
I circa 20 ettari di vigna, tutti riconosciuti a Denominazione di Origine Controllata, si trovano in una zona collinare alquanto impervia che rende difficoltosa la coltivazione. Ne deriva una produzione di elevata qualità delle uve. Ogni vigneto è stato impiantato con i vitigni più adatti al terreno ed all’esposizione, per permettere una sana maturazione delle uve.
Le due vigne più rinomate sono la Vigna Sacca del Prete, che dà le uve per il Buttafuoco Storico Vigna Sacca del Prete (il Buttafuoco Storico Vigna Sacca del Prete 2017 ha vinto i 3 bicchieri della guida Vini d’Italia 2022 del Gambero Rosso. Il primo è stato il Buttafuoco Storico Vigna Sacca del Prete 2015) e la Vigna Solenga dedicata alla produzione del Buttafuoco Storico Vigna Solenga (l’annata 2016 ha vinto i 3 bicchieri del Gambero Rosso).
La Vigna Sacca del Prete si trova nel Comune di Canneto Pavese, area Ghiaie, esposta a Sud, ad un’altitudine di 180-280 metri s.l.m..
La superficie complessiva è di 4 ettari ma solo circa 6000 mq. vengono destinati alla produzione del Buttafuoco Storico Vigna Sacca del Prete, con uvaggio di Croatina 60%, Barbera 30%, Uva Rara 5%, Ughetta di Canneto 5%.
La Vigna Solenga, nel Comune di Stradella, area Ghiaie, è esposta a Sud, ad un’altitudine di 150-250 metri s.l.m., con una superficie di 1,5 ettari di cui solo 4000 mq. vengono destinati alla produzione del Buttafuoco Storico Vigna Solenga. L’uvaggio è Croatina 50%, Barbera 40%, Uva Rara 5%, Ughetta di Canneto 5%.
Oggi l’Azienda è condotta da Ambrogio e Giulio, suo figlio, cui è intestata. Ambrogio è stato uno dei fondatori del Club del Buttafuoco Storico.
Giulio è stato eletto presidente nel 2016 e ha ricoperto la carica sino al 2018.
Classe ’75, due figlie, Letizia e Vittoria, la sua è la storia di un uomo alla ricerca di un’identità: “Nasco in un’Azienda di Produttori di uva e vino, terzo figlio unico maschio, dopo papà e nonno. Il profumo del vino ho cominciato ad annusarlo fin da piccolo. Mio padre Ambrogio, classe ’49 e mio nonno Giuseppe, classe ‘25, detto Pippo, mi portavano con loro in cantina e appena ho imparato a muovere le mani, ho appreso da loro i primi accorgimenti.
Mio padre aveva ventisei anni quando sono nato e mio nonno cinquanta, quindi ho potuto, fortunatamente, viverli e godermeli appieno. Mio nonno Pippo, oltre ad essere un grande lavoratore, era molto espansivo, pratico, concreto e scaltro come i vecchi contadini di una volta. Aveva capito i suoi tempi fino a cedere al momento giusto il comando a mio padre, uomo estremamente attento, preciso, quadrato.
È lui che decide di impostare la nostra Azienda sulla qualità, che comincia a vinificare il Buttafuoco per farne un grande vino e che fonda, con gli altri, il Club del Buttafuoco Storico. È l’uomo che mi ha trasmesso la passione per fare questo lavoro con la dedizione che richiede. Ma, come probabilmente tutti quelli che cinascono in mezzo non me lo sono subito sentito addosso. Dopo le scuole medie a Broni, frequento il liceo scientifico Camillo Golgi di Broni, perché sono sempre stato attratto da materie come la chimica, la fisica, le scienze in generale.
Nessuno mi spinge verso la professione famigliare anche se non ho ancora sedici anni, quando i miei genitori mi portano con loro ai primi Vinitaly, dove è palpabile il continuo crescere e fluire del mondo del vino. Devo però ancora seguire il mio istinto e m’iscrivo alla facoltà di biologia, presso l’Università degli Studi di Pavia. Prendo l’indirizzo biomolecolare, che mi consente di approfondire le mie conoscenze di genetica, cui sono fortemente appassionato. Nel ’97, mio nonno, che si occupa di tutta la parte agricola dell’Azienda, viene a mancare improvvisamente. Ha settantadue anni e per me è un vero colpo. Con lui ho un legame affettuoso fortissimo. Siamo amici e complici. Ricordo sempre, con un sorriso, la sua faccia sorniona quando ha preso in mano l’ultimo mio regalo di Natale: un calendario di Max con le foto senza veli della Cucinotta. Era una certezza, una pietra angolare. Sono anni in cui l’Azienda produce molto più di oggi e, con la morte di mio nonno, mio padre si viene a trovare sulla schiena, da un giorno all’altro, un peso enorme. In quel periodo ho ventuno anni, frequento il terzo anno di università e sono, per usare un’espressione cara ai miei genitori, ‘con la testa tra le nuvole. Ciononostante comincio a mettere un piede dentro l’Azienda. Un piede tira l’altro e nasce così l’innamoramento.
M’innamoro per tanti motivi. Proprio l’anno prima, era partito il progetto del Buttafuoco Storico, basato sull’innovazione legata alla tradizione e alla qualità. Si cominciava a delineare una strategia territoriale e una possibile visione futura. Sono gli anni in cui arriva in Oltrepo Pavese un nuovo direttore del Consorzio, Carlo Alberto Panont, che parla di zonazione, di DOCG e di una prospettiva. Anni in cui incontro altri produttori e comincio a capire visioni diverse di questo lavoro e del nostro territorio. Sono certamente anni di fermento. Inoltre, già da un po’, mio padre si avvale della collaborazione di Giuseppe Zatti detto Beppe che, più che un enologo, si rivela per me un’altra fonte d’ispirazione. Il mondo della ricerca scientifica è sempre meno prioritario e il percorso della mia vita si definisce così, con un nuovo, forte coinvolgimento verso il lavoro nell’Azienda di famiglia. Termino comunque il corso di studi, nel 2002, con una laurea in biologia molecolare. È il momento in cui inizio a vedere più da vicino le cose, ad annusare, sperimentare, fare. All’interno dell’Azienda consolido il mio rapporto con Beppe Zatti, persona capace, che ha lavorato nella zona del Gattinara, del Barolo, dei Ronchi Varesini e in Toscana e che mi aspetto contribuisca ad elevare ancora di più la qualità dei nostri vini. Per far bene le cose bisogna avere competenze specifiche ed esperienza sul campo e Beppe le ha entrambe. Inoltre è uno che sa ben coniugare la sua conoscenza con la tradizione, con l’esperienza e con la coscienza. Mio padre, grande anticipatore ai suoi tempi, oggi vorrebbe più stabilità mentre io cerco innovazione e sperimentazione. I contrasti intergenerazionali esistono ma s’instaura una dialettica che aggiunge e non toglie spinta all’Azienda, grazie all’estrema fiducia che abbiamo l’uno dell’altro. Il Buttafuoco Storico è stato il mio imprinting aziendale ed io sono orgoglioso che mio padre sia stato tra i fondatori di un sodalizio che ha lavorato e lavora per far diventare questa denominazione il vino bandiera di un grande areale vitivinicolo come l’Oltrepo Pavese. Io ho creduto da subito, fortissimamente, in questa realtà e ci credo tuttora. Anche perché ho avuto la fortuna di confrontarmi con le problematiche di Produttori di altre zone, dalle terre di Lugana al Friuli, dalla Franciacorta al Chianti. Entrando in contatto con gente di altri territori e con i loro problemi, da un punto di vista esterno, ho imparato ad affrontare più efficacemente gli impedimenti, le tematiche contrastanti, le complicazioni in casa nostra. Fintanto che si resta nella propria ‘confort zone’, nel proprio orticello non si può capire come il mondo si muove, né valutare correttamente il valore di ciò che fai. Se continui ad assaggiare solo i tuoi prodotti, non hai paragoni, non hai stimoli, non hai la misura di quello che fanno gli altri. Purtroppo in Oltrepo Pavese ci siamo relegati in una bolla per troppo tempo ma fortunatamente le cose pian piano stanno cambiando. Se oggi la Bonarda perde punti nei confronti di Lambrusco, tipologia simile, arrivando sul mercato con valore addirittura inferiore, bisogna capire perché e cosa hanno fatto i Produttori del Lambrusco per rilanciare questa denominazione. Non sempre riesco a trovare delle risposte ma so, ed è una delle prime cose che ho imparato, che se la nostra terra non può aumentare la quantità di uva prodotta, bisogna lavorare sulla qualità. In Oltrepo Pavese siamo sempre stati abituati a fare molti vini diversi e così facendo a sopravvivere, senza passare mai di moda ma anche senza essere mai noi ‘la moda’. Vanno di moda i bianchi? Li abbiamo! Vanno di moda i rossi fermi? Li abbiamo! Vanno di moda quelli frizzanti? Idem! E poi le bolle ecc., ma non abbiamo mai avuto un vino, una denominazione unica, per cui essere riconosciuti. Il Buttafuoco Storico può colmare questa lacuna perché, dietro a questo grande vino, ci sono anche grandi donne e uomini che ci credono veramente. Nel Club del Buttafuoco Storico ho potuto stringere rapporti con gente straordinaria. Alcuni di loro li conoscevo già, altri mi sono apparsi come vere e proprie rivelazioni. Tutti insieme condividiamo un grande progetto con coraggio e rispetto. Il Buttafuoco Storico può risollevare anche il territorio che, purtroppo, non gode di una nomea gratificante. È risaputo che nel settore dell’agroalimentare il territorio è in grado di incrementare o svilire il valore di un’Azienda. Se chiediamo all’uomo della strada il nome di tre Produttori di Barolo non è in grado di identificarli ma è disposto a spendere quaranta euro per una bottiglia di quel vino. Per assurdo quindi anche un perfetto sconosciuto può fare un Barolo che, per il solo fatto di avere quella denominazione, sarà considerato buono fino a prova contraria.Tutto ciò fa comprendere perché a Barolo il terreno valga un milione di euro all’ettaro. In Oltrepo Pavese invece la Bonarda s’identifica col nome di alcune Aziende di qualità, per questo non diciamo ‘la Bonarda è buona’ ma che è buona la Bonarda di quelle Aziende. Ecco che l’Azienda vale di più del territorio, della denominazione e conseguentemente i terreni in Oltrepo Pavese hanno valori bassissimi. Oggi il Club del Buttafuoco Storico potrebbe fare il salto di qualità acquisendo alcuni incolti di prestigio nelle zone più vocate. Avrebbe così a disposizione vigne già pronte, sia per chi le volesse prendere in conduzione, per poter poi entrare nel Club e uve di ottima qualità da utilizzare per ‘I Vignaioli del Buttafuoco Storico’, il nostro prodotto consortile. A questo proposito sono numerosi i vignaioli, giovani ma già prestigiosi, che hanno espresso l’intenzione di vinificare Buttafuoco Storico ma essendo fuori dalla zona di produzione, cercano terreni adatti. Con ‘I Vignaioli del Buttafuoco Storico’, già oggi, possiamo sostenere le Aziende più piccole, iscritte al Club. Molte hanno potenzialità produttive maggiori rispetto al rivendicato ma mancano di canali di vendita appropriati e questo le demotiva a rischiare il capitale-vino, per i tre anni di invecchiamento richiesti dal regolamento. Se un piccolo Produttore di Buttafuoco Storico, ad esempio, fa solo settecento bottiglie all’anno ma ha una vigna che potrebbe darne duemila, vuol dire che milletrecento potenziali bottiglie finiscono in altre vinificazioni meno nobili. Meglio che continuino a diventare Buttafuoco Storico. Il Buttafuoco Storico ‘ I Vignaioli’, prodotto dal Club, aiuta il Produttore eliminando parte del suo rischio d’impresa, ritirando la produzione che eccede il suo mercato, se qualitativamente idonea, spronandolo quindi a vinificare di più e meglio e forse le sue bottiglie diventeranno ottocento, novecento ecc.. Il Club paga il Buttafuoco ai soci tre euro al litro; un prezzo più o meno simile al Barbaresco. Questo garantisce ad ogni socio del Club la sicurezza di poter produrre un vino, dal quale otterrà un buon ricavo. Così si alza il prezzo medio di tutto il Buttafuoco e in prospettiva si alzerà anche il prezzo medio dei vigneti. Al Club del Buttafuoco Storico la mia Azienda ha iscritto due vigne e quindi produciamo due Buttafuoco Storico: la Vigna Sacca del Prete e  la Vigna Solenga. La Vigna 

La Solenga è una delle vigne più antiche della mia famiglia: non a caso facciamo coincidere l’anno di fondazione dell’Azienda con l’atto d’acquisto di questa vigna; il 1814. Dalla Vigna Solenga abbiamo attinto, da sempre, uve per vinificare Buttafuoco ed è quindi stato naturale iscriverla al Club del Buttafuoco Storico. È stata iscritta dal 1996 al 2006 e poi nuovamente nel 2013. Benché in casa Fiamberti vi fossero annate antecedenti la fondazione del Club, la prima bottiglia marchiata con il veliero e prodotta secondo i dogmi del nostro statuto porta la data di fondazione: 1996. Purtroppo la natura storica della vigna, reimpiantata l’ultima volta dal mio bisnonno negli anni ’30, rendeva ardua se non impossibile una gestione sostenibile dell’appezzamento. Sapevamo che avremmo dovuto reimpiantarla ma volevamo avere una vigna in grado di sostituirla per i sette anni richiesti dal disciplinare del Club per tornare a produrre Buttafuoco Storico. Mio nonno e mio padre decisero di predisporre allo scopo la Vigna Sacca del Prete, finita di impiantare nel 1997.

La Vigna Sacca del Prete prende il nome dalla sua forma, una particella concava e perché il proprietario precedente era la curia, notoriamente tenutaria delle vigne migliori. È iscritta al Club del Buttafuoco Storico dal 2006. La prima bottiglia porta la data del 2007. Viviamo in un territorio in cui, dovunque volgi lo sguardo, l’occhio casca sempre bene. Davanti a queste vigne, a queste colline non c’è solo la bellezza di un paesaggio creato dalla fatica di generazioni di contadini, ci sono anche vicende di terre che spesso coincidono con quelle delle famiglie che ci vivono. La mia famiglia è qui da 200 anni e, ancora oggi, ripetiamo gli atti, le formule, i riti dei nostri avi, scanditi con un linguaggio domestico. Il progetto del Buttafuoco Storico sta proprio qui: nella memoria di un vino nel quale si ‘confondono’ la coralità dei gesti, la mano dei narratori, il senso di un luogo di cui essere parte.