Il Buttafuoco Storico Vigna Pianlong della Cantina Scuropasso

L’Azienda Cantina Scuropasso, nasce nel 1962, in località Scorzoletta di Pietra de’ Giorgi, fondata da Federico Marazzi, classe 1910 e da Primo De’ Contardi, classe 1910, rispettivamente padre e prozio paterno di Fabio, oggi con la moglie Manuela e la figlia Flavia a conduzione dell’Azienda Cantina Scuropasso S.r.l. Società Agricola.
Classe ’62, Fabio è un vignaiolo strappato agli studi di Economia e Commercio, che produce eccellenti Metodo Classico, ottenuti con le uve di Pinot Nero, delle vigne stese al sole della Valle Scuropasso, sulle colline di Pietra de’ Giorgi, luoghi che hanno preso il nome dal blasone dei loro antichi feudatari, i Conti Giorgi di Vistarino.
È proprio Augusto Carlo Giorgi di Vistarino, alla fine dell’’800, ad avviare in Oltrepò Pavese la coltivazione del Pinot Nero, la cui diffusione s’intensifica, anno dopo anno, fino a superare gli attuali 3000 ettari, ovvero il più grande areale in Italia, di questo vitigno.
L’esperienza di Fabio, nella Cantina Scuropasso, inizia verso la fine degli anni ’80. Fin da subito lavora con un preciso progetto: affrancarla dalla dipendenza dei grandi gruppi della spumantistica italiana e mettere in bottiglia tutta la sua produzione. Passano pochi anni e il progetto prende forma: il 1988 vede la nascita del Metodo Classico Brut Pinot Nero Scuropasso, che segna l’inizio di un nuovo corso.
Nel ’98 Fabio, che vuole sempre più identificare il suo vino con la sua terra, decide di cambiare la denominazione delle sue bollicine e nasce Roccapietra, per esprimere, anche nel nome, la vocazione per il Pinot Nero dei due Comuni simbolo della Valle Scuropasso: Rocca de’ Giorgi e Pietra de’ Giorgi. L’affinamento sui lieviti passa dai 24/36 mesi ai 48/60 mesi ma, nella sua attuale cantina, ci sono cataste di champagnotte che arrivano anche all’annata 2001.
Sono accatastate in un ambiente unico nel suo genere: otto vasche di cemento, cubiche, di oltre venti metri cubi ciascuna, allineate una accanto all’altra, sottoterra, a più di quattro metri di profondità, collegate tra di loro attraverso una sequela di passaggi ad altezza d’uomo, ricavati con tagli nel cemento, spesso trenta centimetri.
Sono le vasche che contenevano le basi spumante che, per quasi quarant’anni (dal 1963, alla fine degli anni ’90) sono entrate nelle cuvée degli spumanti italiani più prestigiosi.
Oggi, le basi spumante della Cantina Scuropasso, si trasformano in ventimila bottiglie all’anno di Metodo Classico.
In uno spazio attiguo all’ambiente in cui sono collocate le vasche, Fabio conserva anche una decina di grandi botti di legno di varie dimensioni, da venti a settanta ettolitri, ancora in uso per la vinificazione dei vini rossi e botti più piccole per l’affinamento del Buttafuoco.
Attualmente, nei suoi 15 ettari di vigna (in biologica certificata), la parte preponderante è rappresentata da Pinot Nero e Croatina. Quest’ultima è presente in maggioranza nelle sue vigne da cui derivano i suoi Buttafuoco: il Costa Barosine, sulla punta delle Barosine, in Comune di Cigognola, il Lunapiena, nella zona della Garivalda, in Comune di Pietra de’ Giorgi e la Vigna Pianlong per il Buttafuoco Storico Vigna Pianlong, a Canneto Pavese.
La Vigna Pianlong è stata impiantata nel ‘69-‘72, rimaneggiata negli anni ’80, con uvaggio di Croatina 50%, Barbera 25%, Uva Rara 12%, Ughetta di Canneto 13%.
È una falange di terreno di 4000 mq., sulle colline di Canneto Pavese, area Ghiaie, con abbondanza di ciottoli, esposizione a Sud-Ovest, ad un’altitudine di 200 metri s.l.m..
Il Buttafuoco Storico Vigna Pianlong, affina in botti da 700 litri, non tostate, di Gamba. È frutto dell’esperienza che Fabio ha maturato negli anni, sull’uso del legno per l’affinamento dei grandi rossi e che si può riassumere nella frase che cita a questo proposito: “Quando arrivava una botte nuova in cantina, mio nonno diceva che per due anni ci dovevamo mettere dentro solo uva di scarto“.
Sono parole di Maga Lino, che Fabio fa sue e questo la dice lunga sulla sua disponibilità ad imparare dai grandi vecchi.
“Fin dai tempi dei miei bisnonni, la mia famiglia è sempre vissuta a Rocca de’ Giorgi dove lavorava, con mansioni diverse, per i Conti Vistarino. Questi luoghi sono legati al Pinot Nero della Valle Scuropasso e alla sua vinificazione in Metodo Classico. Già a partire dal 1865, a Rocca de’ Giorgi, iniziano le prime prove di spumantizzazione, in collaborazione con Carlo Gancia.
Io nasco in questa bella Valle, nel 1962, quando tutti i miei famigliari e parenti sono già scesi da Rocca de’ Giorgi, per venire ad abitare a Scorzoletta di Pietra de’ Giorgi. Mio zio Primo, fratello di mia nonna Maria è lo zio di mio padre e quindi mio prozio. Ma per me è lo zio Primo. A partire dal ’61, comincia ad occuparsi della cantina che sta costruendo a Scorzoletta in società con mio padre e un suo amico agronomo, Gianfranco Ferretti, classe 1919, suo collega di lavoro.

Mio zio possiede alcuni terreni vitati e vuole incominciare a vinificare in proprio le sue uve e, nel ’62, inizia a dedicarsi interamente alla sua cantina, forte del suo bagaglio di esperienze e conoscenze. Nasce la ‘Cantina Scuropasso’, con sette botti e alcune vasche di cemento, in cui si vinificano le uve che vengono dalle vigne che diventeranno le vigne del Buttafuoco, perché hanno già gli uvaggi tipici del rosso Oltrepò Pavese: Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto. Un uvaggio che è la risorsa di un territorio e che diventa Barbacarlo in Valle Recoaro, Garivada a Garivalda, Barosine sulla costa omonima Montespinato, Montarzolo, Montebuono, Ronchetto e così via, a seconda del luogo e della vigna. Una risorsa disattesa dalla DOC, che ha unificato tutte le produzioni e le coltivazioni, cancellandone di fatto l’identità territoriale e quindi il valore.
Mio zio Primo aveva solo la terza elementare ma era una persona illuminata, aveva lo studio della vita e io, in quegli anni, mi trovo subito in sintonia con lui, ci capiamo al volo e, appena posso, lo seguo nei suoi lavori.
In un certo senso è il mio padre spirituale. Dopo il diploma al liceo scientifico Golgi di Broni, m’iscrivo alla facoltà di Economia e Commercio all’Università di Pavia. Negli anni ’80 è di moda fare Economia e Commercio e poi trovare un posto in banca. Ma io non mi sentivo tagliato per un lavoro in giacca e cravatta. Frequento i corsi senza successo e quindi lo zio Primo, che capisce che non sono attratto dai libri di economia bensì dal mondo del vino, alla fine, riesce a convincere tutti che il mio futuro non potrà mai essere dietro ad uno sportello ma in mezzo ad una vigna.
È un uomo carismatico, un maestro della vinificazione naturale, di poche parole ma uomo saggio e illuminato.
Subito mi porta in vigna, in mezzo alle viti e alle piante da frutto a capofila, pesche, mugnaghe, pomelle, per stare a contatto con la natura e scoprire quel che ha da dirmi.
La storia della Cantina Scuropasso incomincia con delle bottiglie di vino rosso, antesignano del Buttafuoco, denominato Garivada, poi italianizzato in Garivalda e toponimo di una vigna, a circa 250 metri s.l.m., nel sito in cui sorge la nuova Azienda. Quelle bottiglie riportano, già dal 1964, la scritta ‘Oltrepò’ sull’etichetta, ben sette anni prima della DOC Oltrepo Pavese (Il vino DOC Oltrepò Pavese, ottiene il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata, in data 6 agosto 1970).
Per mio zio Primo, il vino con la V maiuscola è rosso. A Broni c’è il detto ‘Broni vini rossi’ e i contadini dicono ‘cogliamo il Pinot e poi andiamo in vendemmia’, per significare che la nobiltà del termine spetta alle uve per i rossi.
C’erano vendemmie che duravano fino al giorno dei Santi o a San Martino e poteva capitare che certe Croatine venissero vendemmiate anche sotto ai fiocchi della prima neve. La vendemmia è sempre una festa: si taglia la pancetta dell’anno prima e si mangiano i primi salami cotti, perché qui la tradizione del maiale è sacra. Per fare un vino genuino ci dev’essere il minimo ricorso a pratiche di cantina e, all’assaggio, capisci subito se quel vino viene dal fondovalle o da una zona vocata. Ad esempio, nel versante a Nord-Est di Pietra de’ Giorgi, nella zona detta Buscòn, la Croatina viene durissima, il vino fa la camicia. Al contrario della Garivalda che è a Sud/Sud-Ovest e fa un vino che ‘l’è fìn’, ovvero fine.
Tra i tanti insegnamenti di mio zio c’è anche questo: ‘Le vigne più vocate si vedono d’inverno, dove la neve si scioglie subito’. Mio zio è stato il mio maestro e mi ha insegnato anche a fare il vino rispettando la natura.
La nostra Azienda non utilizza nessun tipo di diserbante chimico, né pesticidi ed applica in modo rigoroso i protocolli dell’agricoltura biologica, oggi certificata. Abbiamo fatto anche un notevole investimento nelle energie rinnovabili, con un impianto fotovoltaico che ci rende indipendenti sotto il profilo energetico.
Mia moglie Manuela e mia figlia Flavia, quarta generazione della Cantina Scuropasso, condividono con me la conduzione dell’Azienda con la mia stessa passione per il lavoro e lo stesso rispetto per la natura e l’ambiente. Flavia ha seguito la sua inclinazione e si è laureata in Viticoltura ed Enologia all’Università Cattolica di Piacenza e ha frequentato il corso di Laurea Magistrale ad Asti. Ha fatto anche delle esperienze sul campo tra cui la tesi di laurea in Franciacorta ed una vendemmia a Serralunga d’Alba, da Ettore Germano. Alcuni suoi suggerimenti hanno apportato miglioramenti sensibili sulla nutrizione dei terreni dei nostri vigneti, per esempio la pratica agronomica del sovescio con leguminose come fava, favino e pisello, che fissano l’azoto nel terreno, in modo naturale.
Mio zio Primo mi ha trasferito anche la passione dei vini rossi e oggi abbiamo ben tre vigne di Buttafuoco, in tre comuni diversi: Costa Barosine, sulla Costa delle Barosine, uno sperone argillo-marnoso che punta verso il castello di Cigognola, da cui ricavo il vino omonimo, la Garivalda, a Pietra de’ Giorgi che mi dà il Lunapiena, ovvero la luna ‘buona’, quella nella quale si svolgono le operazioni di cantina più importanti e la Vigna Pianlong per il Buttafuoco Storico Vigna Pianlong, a Canneto Pavese.
Il Pianlong è una vecchia vigna a girapoggio acquisita nel 2017, con piane lunghe che girano intorno alla collina. Pianlong, piane lunghe, talmente lunghe, che non si vede la fine dei filari. La Vigna Pianlong entra a far parte del Club del Buttafuoco Storico nel 2017. La prima bottiglia è del 2017, prodotta in circa duemilacinquecento esemplari. La vigna è il fattore che conta di più, poi ci sono passione, esperienza ed amore per il proprio territorio”.
Cantina Scuropasso
Frazione Scorzoletta, 40/42 – 27040 Pietra de’ Giorgi (PV)
Valerio Bergamini